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Sambadudi
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23 dicembre 2006

La IV settimana

Oggi mi sono svegliato allegro, ma poi al lavoro non ho fatto che soffrire per un terribile mal di testa che mi ha attacato invadentemente.
Quando sono malato, poi, naturalmente inizio a pensare a cosa non va nel mondo, perché la considerazione che ho di me stesso mi porta automaticamente a proiettare i miei problemi e le mie gioie al mondo intero.
Il tema della mia auto/cosmo-commiserazione oggi, è "Come è difficile vivere in Italia"
Lo so, milioni di noiosi post di frustrati politicanti (di solito di sinistra) popolano già il Cannocchiale, ma io parlo da profano, parlo senza riferimenti politici a questo o a quel politico sconosciuto che, chissà perché deve fare da capro espiatorio di un sistema che non va, non va.

Penso che studio, ok, che devo seguire tutte le lezioni dal lunedì al venerdì, e che lavoro, 20 ore alla settimana, esattamente la metà di un normale padre di una famiglia media, sono sovraccarico di impegni, di tempo impiegato a fare cose che non sono rilassanti o svaganti. E non mi pesa, no che non mi pesa, l'unica cosa che mi pesa è che tutto questo mio impegno si risolve in nulla, almeno per quanto riguarda il lavoro... non riesco mai ad arrivare a fine mese con più di cento euro sul conto. E se ci si pensa non è male, insomma, vivo con i miei, non ho spese obbligatorie di sorta, non ho bollette, affitti e quant'altro, ma ci pensate che io guadagno semplicemente la metà di una persona che invece tutte queste spese le ha, e magari ha anche un figlio o due? A me vengono i brividi. E mi vengono perché, cazzo, io penso che tutti i miei sforzi sono per cosa? Per essere uno di queste persone che non arrivano alla IV settimana? Eh no. Io non ci penso nemmeno. Penso che il problema reale, poi, non sia strettamente quello degli stipendi ridicoli. Perché effettivamente stringendo la cinghia ce la si può fare, ma me lo spiega qualcuno perché un monolocale in uno squallido sobborgo a venti chilometri dal centro mi deve costare centomila euro? E' logico? Insomma, quando i miei genitori negli anni settanta erano... diciamo, ceto medio basso, con un mutuo di dieci anni ci compravano un bel trelocali spazioso e in una zona residenziale. E ora io devo comprare una casa piccola, non di mio gradimento, obbligato a pagarla almeno il 40% in più del suo costo (che già di per sè è superiore di un buon -personalissima opinione di aspirante architetto- 50% del suo valore) perché non ho altro modo di acquistarla se non facendo un mutuo di trent'anni? E, cazzo, anche questo mutuo non è semplice da ottenere se non ho un papà proprietario della sua attuale casa che guadagna almeno cinquemila euro. E perché devo pagare tremila euro all'anno per frequentare un'università pubblica? E perché per gli studenti lavoratori l'unico incentivo è il 10% di sconto sulle tasse? E perché il mio reddito di studente-lavoratore, che evidentemente lavora per aiutare a fronteggiare le spese di una famiglia del 2006, deve finire nella dichiarazione che faccio per pagare la retta? E perché anche quello che guadagnano i miei fratelli dovrebbe contribuire a decidere la condizione economica della mia famiglia?

E mio padre mi dice che troverò un bel lavoro e non dovrò preoccuparmi, e io sono anche d'accordo, ma ci pensi che in Italia con un bel lavoro (leggasi tremila sudici euro al mese) sei decisamente sopra la media ma vivi come un qualsiasi operaio di un altro stato occidentale preso a caso? Dio se ci penso... Non provate a contraddirmi, perché io lo so come funziona, mi accorgo di come si vive, se uno ne guadagna mille, dovrebbe essere nella media, e per me, e correggetemi se sbaglio, vivere nella media significa: 1.Comprarsi una casa decorosa  in 10 anni 2.Avere un auto che non sia un utilitaria e che non vada pagata in 600 rate da due euro 3.Decidere a che scuola iscrivere i miei figli e tante altre piccole gioie che paradossalmente sono diventati lussi.
E se devo farmi il culo per diventare un professionista, guadagnare più di altri per vivere in modo mediocre, beh, io non lo accetto.

E lo so, io comprerò una bella casa perché mio padre mi aiuterà, e sì avrò una bella auto, e magari non mi lamenterò mai più del mio stipendio perché avrò un lavoro che mi permetterà di essere sereno, ma ci sono comunque tutti gli altri milioni di poveracci che ogni mattina si svegliano, e lavorano, e se quando ti svegli ogni mattina e lavori e torni la sera dopo essere stato due ore nel traffico perché il lavoro è in città ma l'affitto te lo puoi permettere solo in provincia, beh, non sei uno schiavo? Cos'hai di tuo?
La famiglia? no, perché sei fuori casa 15 ore al giorno
La casa? no, perché se te la sei comprata hai ancora il 120% del valore da pagare, finora hai pagato solo interessi e tasse
L'auto? beh, meno che il resto, dato che quando ti mancherà una rata sola il suo valore sarà già inferiore all'importo della rata
Il tempo? Cazzo, Seneca scrive: "solo il tempo è nostro" ma è davvero così? a me non pare, il tempo è il più grande dei lussi, è uno stile di vita che non funziona, cosa cambia se vivo in un villaggio della rivoluzione industriale e lavoro 15 ore, da lavorare dove mi pare e vivere dove posso ma scegliendo io, se poi dedico comunque 15 ore al lavoro? per poi passare il resto della mia giornata nervoso e pensieroso per tutto ciò che non va?




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21 ottobre 2006

Trenitalia

Regionale Bergamo-Milano, h 7,40
Salgo a Pioltello e mi accomodo accanto a due signori.
signore1: "Ma tu chi ti fotti?"
signore2: "Io mi fotto una di Crema"
s1: "Così lontano? E come fate a vedervi?"
s2: "Mah, ci incontriamo a metà strada, in un motel a Rivolta"
s1: "E tua moglie?"
s2: "Le dico che lavoro fino a tardi, ma tanto è scema. Solo che mi ha beccato un maglione sporco, che quella roba non viene via nemmeno lavando, e mentre stirava..."
s1: "Ma sei un coglione! Ti fai fare i....?"
s2: "E, quando lo facciamo in macchina, mica posso andare sempre al motel!"

Raccapricciante




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20 ottobre 2006

Morning

Same thing as yesterday.




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